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Premessa: Il testo che riporto qui sotto è nato con la tecnica della scrittura ispirata del surrealista André Breton, l'ho scritto entrando in uno stato di trance, senza fermarmi a pensare, lasciando che le parole venissero da sole; quando l'ho riletto dopo qualche giorno mi è sembrato che a parlare non fossi io ma qualcuno che vivrà tra duecento, forse trecento anni, quando l'umanità avrà realizzato ciò che molti chiamano utopia, quest'uomo del futuro l'ho chiamato Marco.
Marco guarda all'indietro lungo il corso della storia e vede i minatori dell'ottocento, i bambini costretti a lavorare, le persone piegate da turni di tredici ore ma vede anche il lento e continuo miglioramento che c'è stato nella nostra epoca in Europa e negli Stati Uniti per quanto riguarda le condizioni di vita dei lavoratori; Marco vede infine il passo successivo, quello che per noi del ventunesimo secolo è ancora futuro: un mondo tendente alla perfezione senza oppressori né oppressi in cui la vita è davvero degna di essere vissuta e si sente l'unione con gli Dei.
MINATORI
Ai confini dell’orizzonte, sulla via dell’illuminazione, ecco una visione di speranza che suscitava forti emozioni e benediva il globo del mondo: una Fenice dalle ali d’oro che rinasce in eterno, una Fenice portatrice di cambiamenti si elevava dalle ceneri, sorvolava il mare, si accostava al carro celeste che si avviava verso l’alba e scompariva in esso.
Gocciolava il sangue nelle profondità della Terra e fin dove lo scempio arrivava ma ciò che è stato in quella notte oscura è svanito; con la pace nel cuore, immuni ad ogni cosa spiccavano il volo le anime alate che erano state rinchiuse dai detentori di potere del mondo sotterraneo; rinati dalla purificazione risorgevano ed esultavano, si erano trasformati in esseri simili al Sole.
Senza perdersi nella propria ombra spazzavano via le ombre dell’illusione facendo finta che non esistevano, senza timore volavano sulle forze avverse, raggiungevano la luce e sorvolavano gli alberi sacri, seguivano la stella della speranza che rinasce in eterno e si rifletteva su di loro.
Ciò che sognavano stava per divenire realtà, volavano tra le braccia degli Dei con la falce lunare in pugno. “A voi vengo oh glorioso Dio e gloriosa Dea, inizio a vivere.” Le Divinità erano pronte ad accoglierli con prosperità ed abbondanza.
Grazie ad una forza universale che sconfigge gli oppressori che si nascondono nel buio o nella luce il dominio scomparirà, i loro sogni di potere ed apparenza cadranno uno ad uno e, un bellissimo giorno, nulla resterà di loro.
UNA LETTURA PERSONALE DEI SIMBOLI.
La Fenice che apre il testo è per me il simbolo di un cambiamento positivo, dopo secoli di ingiustizie le speranze iniziano finalmente a prendere forma; il sangue che gocciola nella terra non è solo quello dei morti sul lavoro, è anche la fatica silenziosa di chi consuma la vita intera in miniera, in fabbrica o nei campi senza mai vedere il frutto del proprio sacrificio, è il sudore che diventa piombo; le anime alate che si liberano sono le persone comuni, quelle che i potenti del mondo sotterraneo, i capitalisti sfruttatori, tenevano prigioniere e in parte lo fanno ancora, ma la prigione più potente non è la povertà, è l'illusione, l'illusione che non ci sia alternativa, che il mondo sia sempre stato così e sempre sarà così; quando scrivo che queste anime volano sulle forze avverse intendo che si liberano senza violenza, non combattono i nemici ma li superano, li lasciano indietro; raggiungere gli Dei significa ritrovare un rapporto autentico con il sacro, non importa il nome che si dà alla Divinità, ciò che conta è che non sia un rapporto corrotto mediato dal danaro o dal potere; l’ultima frase del testo è la più significativa, per me che sono pagano politeista rimanda a Prometeo, nella mia visione del mondo è lui che ci dona l'energia per sconfiggere gli oppressori che si nascondono dietro mille maschere, questi oppressori cadranno perché in una società finalmente giusta non troveranno più spazio, saranno obsoleti, a quel punto i falsi valori: l'apparenza, il possesso, il potere fine a se stesso scompariranno e al loro posto emergeranno spontaneamente quelli veri: la condivisione, che non ha niente a che vedere con l'elemosina, il legame con la Terra e il legame con il Divino.
Forse questo futuro è lontano, forse io non lo vedrò ma chi verrà dopo di noi guarderà indietro e saprà che ne è valsa la pena lottare per un mondo migliore.
P.S. Scrivo per passione, da tempo sperimento la scrittura automatica seguendo i suggerimenti di André Breton, praticamente entro in trance e lascio che siano le associazioni libere e le immagini oniriche a guidare la penna; nonostante mi sento attratto dal surrealismo sono consapevole che questa scelta stilistica può allontanare i lettori perché i testi sono di difficile comprensione; avrei quindi bisogno di una vostra opinione, mi suggerite di continuare a pubblicare testi scritti con la scrittura ispirata oppure è meglio che mi oriento verso generi più accessibili?